Con la fine di giugno è terminato il primo semestre del progetto “Promozione dell’empowerment sociale, educativo, economico delle ragazze madri di Nyanza” che si sta svolgendo in Rwanda.

Il progetto, che è iniziato a gennaio di quest’anno e che terminerà a dicembre del 2020, è cofinanziato dalla Fondazione San Zeno di Verona ed è rivolto alle ragazze madri del distretto di Nyanza con il proposito di garantire il benessere, lo sviluppo psico-fisico e l’inclusione sociale delle giovani mamme e dei loro figli che vivono in una situazione di assoluta marginalità e vulnerabilità.

Nel distretto di Nyanza, tra il 2016 e 2017 si sono registrati ben 600 casi accertati di minorenni rimaste incinte o già mamme, con tutte le implicanze di precarietà e di problematicità che penalizzano sia le mamme adolescenti come anche i loro figli e infine pure le famiglie di queste ragazze, visto che generalmente si tratta di famiglie povere, talvolta poverissime. Le ragazzine affrontano una gravidanza precoce e allevano i figli senza alcun sostegno, prive di mezzi economici, vittime di esclusione ed emarginazione. Di fatto esse costituiscono la fascia sociale più debole e vulnerabile della società rwandese, esposta alla devianza sociale, alla prostituzione, alla violenza di genere e alle malattie sessualmente trasmissibili, come l’Aids. Alcune di queste ragazze hanno solo 12, 13 14 anni e sono poco più che bambine.

Interpellata dall’emergenza del fenomeno delle ragazze madri in Rwanda, l’Organizzazione delle Missionarie Rogazioniste del Rwanda (OMRR), controparte locale dell’UMMI, ha deciso di dar vita al progetto “Wihogora! La casa del sorriso” in favore della donna rwandese e a difesa dei suoi diritti, con lo scopo specifico di promuovere l’accoglienza, l’integrazione socio-culturale, l’accompagnamento psico-sanitario e la formazione professionale delle ragazze-madri nel distretto di Nyanza.

Fin dall’inizio del 2015 le operatrici locali hanno incontrato donne e ragazze, molte giovanissime, ancora bambine o adolescenti. Il primo pensiero è stato quello di adoperarsi al fine di toglierle dalla strada, offrendo loro sicurezza e protezione, avviandole al reinserimento sociale e scolastico, mettendole in condizione di guadagnarsi da vivere con un piccolo lavoro, un minimo reddito di sussistenza che consenta loro di guardare al futuro con una certa serenità e fiducia. Nella località di Nyanza, in Rwanda, è quindi sorta da due anni una casa-famiglia che accoglie e aiuta le giovani mamme, talune ancora adolescenti, che vivono la loro maternità in uno stato di abbandono e di marginalità sociale. Nella lingua rwandese “wihogora” vuol dire “non essere triste”. Ed è questo il nome scelto dalle ragazze stesse per indicare l’idea centrale del progetto e delle attività che intende promuovere: coraggio, non siete sole, non siate tristi, c’è qualcuno che vi vuole aiutare.

Gli obiettivi del progetto sono: promuovere l’istruzione delle giovani mamme e dei loro bambini; promuovere l’empowerment socio-economico attraverso la formazione professionale e l’avviamento al lavoro. Il progetto punta ad avere un gruppo target principale di almeno 300 ragazze madri (e altrettanti bambini) dell’età compresa tra i 12 e i 25 anni, raddoppiando quelle già seguite attualmente.

Le attività principali sono: contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico; l’inserimento nella scuola secondaria; alfabetizzazione e recupero delle scolarità pregresse; scolarizzazione dei bambini (nido, scuola materna e primaria); formazione professionale; equipaggiamento dei laboratori artigianali; stage e formazione professionale specialistica; cooperative e microcredito; borse lavoro; supporto alimentare (servizio mensa).