Il progetto di apicoltura familiare nella Contea di Nakuru, in Kenya, finanziato dalla Regione Veneto e avviato a gennaio 2026, trasforma le api in alleate preziose per famiglie colpite da povertà e instabilità sociale. In un territorio dove il 41% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e migliaia di sfollati persistono in insediamenti precari come Pipeline IDP e Miti Mingi, l’insicurezza alimentare e la disoccupazione giovanile rappresentano emergenze quotidiane. L’iniziativa, promossa UMMI, in sinergia con la Congregazione dell’Opera Don Calabria, punta dritto agli obiettivi di sicurezza alimentare e empowerment socio-economico, descrivendo un intervento concreto che intreccia formazione, produzione locale e resilienza ambientale.
In questo contesto l’agricoltura, unica fonte di sussistenza, arranca tra rese scarse e risorse limitate. Qui entrano in scena le api: non solo produttrici di miele, propoli e polline, ma custodi silenziose della biodiversità. Attraverso l’impollinazione naturale, migliorano le rese delle colture fino al 30% su ortaggi e frutta, rendendo i campi più produttivi senza sottrarre terra o manodopera ad altre attività. L’obiettivo generale del progetto è proprio questo: contribuire alla sicurezza alimentare e all’autonomia economica di famiglie vulnerabili, promuovendo un’apicoltura familiare sostenibile che genera reddito stabile e dignitoso.
Questo traguardo si articola in obiettivi specifici, pensati per un impatto duraturo e misurabile. Primo, rafforzare le capacità tecniche e imprenditoriali di donne e giovani agricoltori mediante una formazione professionale avanzata: corsi pratici su tecniche di apicoltura, produzione di miele, polline, propoli e persino allevamento di api regine. Secondo, fornire strumenti e attrezzature apistiche di alta qualità per creare apiari familiari resilienti e produttivi: ben 10 alveari per ciascuno degli 80 nuclei familiari coinvolti, distribuiti in modo da resistere a climi estremi e garantire continuità. Terzo, favorire una gestione partecipata e inclusiva delle risorse economiche generate, con un ruolo attivo delle donne nel controllo del reddito domestico – un passo cruciale contro le disuguaglianze di genere radicate. Quarto, potenziare la resilienza ambientale e climatica locale: l’impollinazione delle api nutre le colture, mentre la riforestazione con specie mellifere – alberi che fioriscono per nutrire gli insetti – rigenera ecosistemi degradati. Infine, quinto, promuovere la protezione e il reinserimento sociale di ragazze vulnerabili accolte dal Calabrian Shelter, integrandole in percorsi formativi e terapeutici legati all’apicoltura, per un futuro di autonomia e dignità.
L’intervento si dispiega in modo integrato, radicandosi in un’esperienza pilota già collaudata. Dal 2007, il programma Welcome to the Family (WTF), gestito dalla Congregazione Poveri Servi della Divina Provvidenza con il sostegno costante dell’UMMI, accoglie bambini di strada e ragazze vittime di abusi in quattro centri: il Drop In Center a Nakuru come punto di primo contatto; il Boys Ranch e il Calabrian Shelter a Pipeline per percorsi residenziali familiari; il Pakawa Center e il New Dawn a Ongata Rongai per supporto educativo e alimentare alle famiglie.
Questi spazi non sono semplici rifugi: agiscono sulle cinque dimensioni della persona – fisica, cognitiva, affettiva, sociale e spirituale – con un follow-up triennale dopo il reinserimento, per evitare abbandoni scolastici e ricadute nella strada. Negli ultimi due anni, WTF ha formato 130 giovani in agricoltura e avviato un piccolo programma di apicoltura, con oltre 80 partecipanti desiderosi di farne la loro attività principale. Il nuovo progetto consolida questa base, trasformandola in un modello scalabile.
Al cuore dell’intervento c’è la produzione locale dei kit apistici, un’innovazione che unisce sociale ed economico. Nei laboratori di falegnameria del Boys Ranch, ragazzi in formazione lavorano il legno per costruire arnie Langstroth standard; nel laboratorio di cucito del Calabrian Shelter, ragazze accolte – spesso sopravvissute a violenze domestiche – confezionano tute protettive resistenti. Materiali come legno, tessuti e ferramenta vengono acquistati sul posto, generando reddito immediato per i centri e trasmettendo competenze artigianali preziose. Una volta distribuiti, i kit vengono avviati apiari gestiti a livello familiare: padri, madri e figli collaborano secondo tempi e abilità, rafforzando legami interni e riducendo il rischio di migrazioni economiche che spezzano le famiglie.
La sostenibilità del progetto sarà assicurata da un meccanismo virtuoso: ogni famiglia devolverà il 10% del miele prodotto a un fondo rotativo, che finanzierà nuovi beneficiari e garantirà continuità oltre la durata del progetto annuale. Parallelamente, attraverso campagne di riforestazione saranno piantati alberi melliferi, mentre sensibilizzazioni comunitarie educheranno sull’importanza delle api per l’equilibrio ecologico – promuovendo la conservazione di specie native e la biodiversità.
Sul piano commerciale, si crea una rete equa per la vendita di miele e derivati: accesso a mercati locali, aumento della domanda e posti di lavoro lungo la filiera, dal raccolto alla trasformazione. L’apicoltura, del resto, è un’attività ideale per zone aride come queste, dove vive il 25% della popolazione keniota: richiede basso investimento e manodopera, è rispettosa dell’ambiente, flessibile per donne e giovani, e contribuisce a un’economia rurale più ampia, con miele come alimento nutrizionale e rimedio naturale.
La rete di partner amplifica l’impatto. L’Ufficio del Chief di Pipeline seleziona i beneficiari; la Parrocchia Saint John Evangelist favorisce l’accettazione sociale; il Kenya Forest Service supporta la riforestazione; l’associazione femminile Daughters of the Divine Providence e il Dipartimento governativo di Agricoltura, Allevamento e Pesca forniscono risorse umane e logistiche.
La Regione Veneto, con il suo cofinanziamento, sigilla un ponte tra Veneto e Africa, allineando l’iniziativa alla Vision 2030 del Kenya. Trasversalmente, il progetto tocca temi vitali: agricoltura ecologica, generazione di reddito dignitoso, uguaglianza di genere, inclusione sociale, conservazione ambientale – contribuendo direttamente agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ONU come la fine della povertà (SDG 1), fame zero (SDG 2), uguaglianza di genere (SDG 5), lavoro dignitoso (SDG 8), lotta al clima (SDG 13) e tutela della biodiversità (SDG 15)




