10 maggio 2016

Mumbai (AsiaNews) – La Conferenza episcopale indiana ha condannato con forza lo stupro e l’omicidio di una ragazza dalit di 28 anni, studentessa di giurisprudenza. La violenza sessuale e l’assassinio sono avvenuti lo scorso 28 aprile nel distretto di Ernakulam, in Kerala. L’Ufficio per le donne della Cbci (Catholic Bishops’ Conference of India) ha dichiarato: “Condanniamo con durezza l’atto barbaro e orribile contro una donna ed esprimiamo profonda preoccupazione per la vita e la dignità delle donne nel nostro Paese. È assurdo che una donna venga schernita, molestata e abusata a qualunque età, e che essa non sia al sicuro nemmeno in casa propria. Questo pone questioni sulla sicurezza delle donne oggi in India”.

I vescovi indiani si sono uniti alla condanna della società civile, che da giorni protesta per la selvaggia aggressione contro la ragazza. Jisha è stata violentata e uccisa la sera del 28 aprile. Sul suo corpo i medici hanno rinvenuto 38 ferite.

L’incidente è stato rinominato dalla stampa indiana “il caso Nirbhaya del Kerala”, dal momento che lo stupro di Jisha somiglia da vicino ad un altro caso di violenza divenuto famoso in tutto il mondo: quello di Nirbhaya, la studentessa di infermeria violentata su un autobus di Delhi nel 2012. In quell’occasione, la giovane morì diversi giorni dopo in un ospedale di Singapore, dopo atroci sofferenze.

Il dott. Pascoal Carvalho, membro della Pontificia accademia per la vita, dice ad AsiaNews: “La violenza contro le donne non è solo l’esempio più diffuso delle violazioni dei diritti umani. I pregiudizi di genere sono prevalenti in India e causano gravi preoccupazioni per la sicurezza delle donne. Questo orribile e brutale attacco contro una giovane donna è una vergogna per la sicurezza delle nostre donne e una macchia per il modo in cui trattiamo le donne”.

Secondo il medico, l’origine delle violenze è da attribuire alla “mentalità patriarcale e alla società maschilista, che portano a questi crimini efferati, sia tra le mura domestiche che sui luoghi di lavoro. Nel nostro Paese non sono insolite le aggressioni in casa, la vittimizzazione della violenza, le morti per la dote e le molestie”.

Il dott. Carvalho, che è anche membro della Commissione diocesana per la vita (Dhlc), sostiene che le aggressioni contro le donne “iniziano ancor prima della nascita, con una mentalità contro la vita che spinge ad attuare la pratica degli aborti selettivi per evitare gravidanze indesiderate di femmine”.  “Questo è il risultato – aggiunge – di una cultura che considera l’uomo al di sopra della donna. Secondo i dati del National Crime Records Bureau, ogni tre minuti viene commesso un crimine ai danni di una donna”.

“Anche la surrogazione di maternità – conclude il medico – è un’altra forma di sfruttamento, che in India fattura ogni anno oltre due miliardi di dollari. L’industria dell’utero in affitto non solo rafforza gli stereotipi di genere secondo cui la donna è solo una merce, ma porta anche allo sfruttamento delle madri surrogate, che spesso non sanno a cosa vanno incontro”.

(Nirmala Carvalho – AsiaNews)