Lezioni in inglese, francese, matematica e scienza. Via radio e televisione, per quattro ore al giorno, dall’asilo all’università. Perché bambini e ragazzi non dimentichino di essere alunni e studenti.

In Sierra Leone a causa dell’epidemia di ebola a settembre le scuole non hanno riaperto e le lezioni in classe non riprenderanno comunque prima del 2015. I corsi sono cominciati il 7 ottobre su 42 emittenti. “Sono trasmessi in contemporanea su tutto il territorio nazionale” conferma alla MISNA padre Luigi Brioni, un missionario saveriano da anni in Sierra Leone, che lavora nel settore della scuola e conosce bene le problematiche legate all’insegnamento.

L’iniziativa è frutto di una collaborazione tra il ministero dell’Istruzione, della scienza e della tecnologia e il Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef). Secondo Uche Ezirim, rappresentante dell’organismo delle Nazioni Unite in Sierra Leone, “l’obiettivo è raggiungere un milione e 700.000 bambini” che non possono andare a scuola anche a causa del rischio di contagi.

Da marzo nel paese africano le vittime sono state almeno 1510. E, secondo gli esperti di Africa Governance Initiative (Agi), a Freetown il numero di nuovi casi giornalieri è aumentato di sei volte rispetto a due mesi fa.

La scuola via radio risponde a due necessità: ridurre i rischi di contagio e garantire il diritto all’istruzione, in un paese devastato dalla guerra civile combattuta tra il 1991 e il 2002. Unicef calcola che in tempi normali le elementari sono frequentate dal 73% dei bambini e dal 76% delle bambine, mentre alle superiori i tassi si abbassano rispettivamente al 40 e al 33%.

In modulazione di frequenza, oltre alle materie tradizionali, saranno insegnate le abitudini igieniche e le pratiche migliori per non contrarre il virus. Secondo padre Luigi, che insegna inglese ed educazione civica in diversi villaggi del distretto settentrionale di Bombali, non lontano dal confine con la Guinea, i corsi via radio “daranno senz’altro benefici”. Anche perché, dice, l’istruzione in Sierra Leone è proprio a terra: “A Fadugu devo ricominciare ogni volta dalle frasi più semplici perché i bambini prima hanno imparato male, in classi da 70 o 80 studenti”.