Ogni giorno nel mondo ottocento madri perdono la vita durante il parto, e di queste oltre la metà sono africane. Più di quattrocento neonati, di conseguenza, restano orfani nel continente. Scarsa prevenzione, distanze enormi da coprire per arrivare a un ospedale, mancanza di informazione, scarsità di operatori sanitari sono le cause principali che spiegano il divario tra l’Africa e i cosiddetti Paesi sviluppati.

A lanciare l’allarme è l’organizzazione internazionale non governativa Amref (African Medical and Research Foundation). Nel continente africano — ha reso noto ieri l’Amref — il rischio che una donna muoia durante la gravidanza o il parto è di una su quaranta, mentre in Europa e Nord America è di una su 4.700. La zona più pericolosa in cui mettere al mondo un bambino è l’area subsahariana, che soffre non solo di mancanza di informazione, ma anche di scarsità di strutture sanitarie. In Mozambico — 184° su 187 Paesi, secondo le stime dell’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite — solo il 55 per cento dei parti è assistito, mentre in Sud Sudan c’è uno dei tassi di mortalità materna più alti al mondo, con 2.054 donne morte ogni centomila nuovi nati e oltre il 10,5 per cento di decessi di bambini nei primi cinque anni di vita. Stando ai dati delle Nazioni Unite, nella regione subsahariana circa il cinquanta per cento delle nascite avvengono da madri adolescenti. Inoltre, l’insufficiente sviluppo del feto a causa della malnutrizione è ogni anno causa di morte di 800.000 bambini durante il primo mese di vita. Se sopravvivono, i bambini di madri malnutrite hanno un rischio maggiore di sviluppare gravi malattie entro i due anni d’età.

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