Riportiamo un articolo apparso sul sito di AsiaNews in cui veniamo informati come il vescovo di Manila si appelli al governo perché venga applicata la sentenza della Corte suprema che impone il trasferimento del centro di stoccaggio petrolifero di Pandacan.  I giudici infatti hanno dichiarato “incostituzionale” la delibera amministrativa che prolungava le operazioni del sito e i cattolici sono ora in prima linea nella difesa della salute e dell’ambiente. 

Nella periferia di Manila, nel quartiere Tay Tay – Rizal, a causa della precaria situazione sanitaria della popolazione, l’Istituto don Calabria in collaborazione con l’U.M.M.I, ha costruito e inaugurato nel 2007 un Centro Medico-Sanitario Poliambulatoriale.

Il Centro è stato costruito per migliorare la qualità e l’accessibilità ai servizi sanitari diagnostici e curativi destinati alla popolazione della zona periferica di Manila e soprattutto per diminuire l’incidenza di morbilità e mortalità, per la fascia di popolazione maggiormente esposta: donne e bambini.

Condividiamo perciò l’appello del vescovo e proponiamo di seguito l’articolo:

Manila (AsiaNews/Cbcp) – La Chiesa cattolica filippina lancia un appello alle autorità di governo centrali e locali, perché diano seguito a una recente sentenza della Corte suprema, che ha disposto il trasferimento del centro di stoccaggio del petrolio nel distretto di Pandacan, a Manila.  In prima fila nella battaglia per l’ambiente e la salute della comunità il vescovo ausiliare della capitale, mons. Broderick Pabillo, il quale afferma che “fino a che resterà a Pandacan”, il deposito di greggio continuerà a “mettere in pericolo la vita dei cittadini”.

Il deposito di petrolio di Pandacan è un terminal per lo stoccaggio e lo smaltimento usato da tre giganti dell’industria petrolifera: Caltex (Chevron Corporation), Petron e Shell. Esso sorge in un’area della capitale ad alta densità abitativa e ha un impatto devastante sulla salute pubblica. Inoltre, negli anni si sono verificati numerosi incidenti, fra cui esplosioni e sversamenti di carburante nell’adiacente fiume Pasig, l’ultimo dei quali avvenuto lo scorso anno; in molti hanno dovuto ricorrere a ospedali e cure mediche, per gravi problemi respiratori.

Nei giorni scorsi il massimo organismo giudicante ha dichiarato “incostituzionale” la direttiva dell’amministrazione municipale di Manila n° 8187, che prolunga le attività di alcune compagnie petrolifere nella struttura da 33 ettari. I giudici hanno ribadito il blocco delle operazioni e la ricollocazione della centrale, che costituisce una minaccia ambientale di primo piano. Commentando la sentenza della Corte suprema mons. Pabillo si dice “felice” e spera che “venga applicata immediatamente”. A dispetto delle pressioni esercitate dai giganti dell’industria petrolifera, aggiunge il prelato, i giudici “sono stati dalla parte del popolo”.

Da tempo critico nei confronti del centro di stoccaggio del petrolio di Pandacan, l’ausiliare di Manila invita il pubblico a mantenere alta l’allerta, per verificare in che modo le multinazionali ottempereranno alla sentenza dei supremi giudici; in particolare, egli auspica il rispetto “dei tempi” previsti per la ricollocazione del mega-impianto, che non dovrebbe superare i sei mesi. Sulla vicenda è intervenuto in passato anche l’arcivescovo di Manila card Luis Antonio Tagle e la curia, che si sono spesi in prima persona in questa battaglia per l’ambiente e la salute pubblica.

Del resto anche in passato la Chiesa filippina, e soprattutto l’arcidiocesi di Manila, ha prestato molta attenzione ai temi inerenti l’ambiente. Nel febbraio scorso le parrocchie della capitale hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti elettronico. A Luzon vertici cattolici e Ong hanno promosso una battaglia comune per la bonifica di terreni contaminati da scavi ed esplorazioni.