Ancora una settimana prima dell’esaurimento delle scorte alimentari e dei medicinali all’ospedale pediatrico del capoluogo tigrino Macallè, l’unico che siamo riusciti a contattare anche se nelle aree vicine all’Eritrea diverse fonti ci confermano che il quadro è anche peggiore.

Dopo 11 mesi di guerra fratricida e oscurata nel Tigrai, mentre è in corso l’ennesima controffensiva delle forze governative nell’area al confine con la regione di Amhara, da Macallè arrivano in continuazione le drammatiche foto della malnutrizione che colpisce i bambini, le vittime innocenti. Ce le hanno mandate i pediatri che ne assistono 22 e che hanno scorte di cibo ancora per sette giorni: la razione giornaliera per ogni bambino è tre fette di ‘ndjera la “piadina” spugnosa fatta con il cereale locale teff e una zuppa vegetale. Altro non c’è, il cibo e i medicinali arrivano con il contagocce sia per i combattimenti che per i blocchi e i saccheggi dei camion. La catastrofe umanitaria è stata paventata e denunciata da tutti gli organismi internazionali. L’ultimo report Onu parla di situazione senza precedenti per la malnutrizione acuta che affligge l’80% delle 15mila donne incinta o che allattavano visitate.

Il responsabile di Unocha (Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari) nel paese Martin Griffiths ha invitato nei giorni scorsi il governo di Addis Abeba a muovere i camion. Per tutta risposta, con un gesto senza precedenti, è stato espulso il 30 settembre con altri 6 funzionari Onu, tra cui la responsabile dell’Unicef per ingerenze in affari interni tra le proteste della comunità internazionale. L’Onu ha chiesto ad Addis Abeba di fornire le prove scritte che certifichino la cattiva condotta dei funzionari.

I piccoli pazienti ricoverati per malnutrizione sono la punta dell’iceberg. Oltre 400 mila tigrini, stimano gli organismi umanitari internazionali, tra cui tanti loro coetanei, soffrono infatti la fame nelle aree rurali da quando, il 3 novembre 2020, è iniziato il conflitto tra le forze regionali del Tigrai guidate dal partito regionale del Tplf e l’esercito federale etiope alleato con l’esercito eritreo e le forze regionali Amhara. Il Tigrai, circa 6 milioni di abitanti, a causa della guerra ha perso i raccolti di cereali e il 70% delle strutture sanitarie è stato danneggiato.

Se gli aiuti non arrivano, in compenso l’emittente televisiva Cnn ha accusato la compagnia aerea di bandiera Ethiopian Airlines di aver trasportato armi in Eritrea, fra cui fucili, munizioni e veicoli militari,violando il diritto internazionale. In quello stesso periodo, sono stati compiuti due tra i più gravi massacri di civili del conflitto nella città di Axum dal 19 novembre e nel villaggio di Dengelat il 30 novembre attribuiti a soldati eritrei, schierati con le forze governative etiopi. L’Eritrea ha ammesso solo in primavera di aver partecipato alla guerra che ha causato diverse migliaia di morti e milioni di sfollati.

Finora la guerra è stata caratterizzata da combattimenti aspri, da rovesciamenti di fronte da numerosi crimini di guerra sui civili, compresi stupri etnici ed eccidi di massa, commessi prima contro la popolazione tigrina e, dal 28 giugno, anche in territorio Amhara dai tigrini stando alle dichiarazioni di Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i diritti umani, nuovo fronte dove ci sono altri 300 mila sfollati interni a rischio fame. Bachelet doveva realizzare un’inchiesta sui crimini di guerra con una commissione etiope sui diritti umani di nomina parlamentare, ma non hanno potuto visitare le aree dove sarebbero stati compiuti i maggiori eccidi come appunto Axum e Dengelat. Il rapporto dovrebbe uscire ai primi di novembre.

(da Avvenire – testi di Paolo Lambruschi sabato 9 ottobre 2021)