In questo periodo di emergenza nazionale a ciascuno di noi è richiesto di vivere sacrifici, limitazioni e disagi per far fronte al propagarsi del virus COVID-19.

Eppure, in questi tempi drammatici, vivere la preoccupazione e la sofferenza che derivano dalla distanza di familiari o amici, dalla mancanza di libertà fondamentali, dall’essere esposti a contagio quando si lavora in servizi essenziali, sanitari e non, pone difronte a tutti noi la domanda di senso, suscita in ognuno di noi un sentimento di adesione al destino dell’intera umanità, un senso di partecipazione fraterna con gli uomini di tutto il mondo.

Questa epidemia, come ha detto papa Francesco, ci ha colti tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti bisognosi di confortarci a vicenda, tutti chiamati a remare insieme poiché ci troviamo sulla stessa barca. In mezzo all’isolamento ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto proprio, ma solo insieme nella corresponsabilità e nel servizio. Il mondo va sanato vivendo una rinnovata armonia con la natura e promuovendo la solidarietà e comunione tra le persone e i popoli.

Inoltre, questo isolamento, accompagnato dalla nuova lentezza e placidità del trascorrere del tempo, ci vede attenti a quanto in tutto il mondo succede e ci tiene paradossalmente più informati sulle vicende che accadono su questa nostra Terra. Siamo di nuovo attenti agli altri. Accomunati da un nemico comune, ci stiamo interessando di nuovo alla sofferenza del mondo. Ci interessa sapere come negli altri Paesi si sta affrontando questa epidemia, quali misure sono messe in campo per arginare i contagi. Ci preoccupiamo per quanto potrebbe succedere nel caso che questa infezione si propagasse in Paesi meno pronti ad affrontare un’emergenza sanitaria. Questa preoccupazione è la stessa dell’Unione Medico Missionaria Italiana. La finalità dell’ UMMI infatti è sempre stata quella di “lavorare per la salute completa e totale dei più diseredati, in particolare nei Paesi meno avanzati, in spirito di collaborazione, per contribuire al loro sviluppo integrale nel pieno rispetto della loro dignità e libertà”, e anche oggi, in questo momento storico così unico e così drammatico i nostri volontari espatriati e i nostri collaboratori locali, presenti in Angola, Brasile, Rwanda, India, Filippine, Cambogia, continuano con coraggio a vivere nel servizio per portare avanti quest’obiettivo. Sono quotidianamente ed eroicamente accanto alla popolazione sofferente.

L’esigenza primaria per l’UMMI è di limitare il contagio e garantire la sicurezza ai propri operatori, sia espatriati che locali, attraverso la fornitura di dispositivi di protezione individuale. In questi giorni, all’ospedale “Divina Provvidencia” di Luanda, dove l’UMMI è attivo con progetti socio-sanitari fin dai primi anni 90, per l’urgenza CODIV-19 sono stati fatti urgenti acquisti per l’approvvigionamento di dpi: sono state comprate più di 10.000 mascherine, guanti e gel igienizzante che andranno a coprire il fabbisogno della struttura per un mese.

I costi sono ingenti e il bisogno della partecipazione di tutti è grande. Ogni gesto di condivisione, per piccolo che sia, sarà utile e prezioso.

Di seguito le coordinate bancarie per la vostra donazione:

Beneficiario: U.M.M.I. – Unione Medico Missionaria Italiana

IBAN: IT 56 F 05034 59600 000000009893

Banco BPM S.p.a. – Agenzia di Negrar (VR)

Causale: “Emergenza coronavirus”

Foto della consegna dei dispositivi di protezione individuali ai Posti di Salute di riferimento dell’Ospedale “Divina Providencia” di Luanda- Angola

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