8 luglio 2015

Dopo otto giorni di tregua, le autorità sanitarie sudcoreane hanno registrato oggi (8 luglio) due nuovi decessi dovuti alla Sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers), che portano il totale delle vittime da inizio contagio a 35.

Le persone decedute – le cui identità non sono state rivelate per ragioni di privacy – sono una cinquantenne con condizioni di salute già precarie e un uomo di 70 anni. Entrambi facevano parte di un gruppo denominato “ad alto rischio” dal Ministero della salute.

L’agenzia Yonhap, citando il Ministro della salute, riporta che 32 delle 35 vittime dall’inizio del contagio erano persone anziane e con problemi gravi di salute complicati dalla Mers.

Le persone cui è stata diagnosticata la malattia rimangono 186 (di cui solo 32 tenuti in ospedale) e da tre giorni non si registrano nuovi casi di contagio.

La Sindrome respiratoria mediorientale è provocata dal Coronavirus e si presenta come una patologia molto simile alla Sars che – divampata nel 2003 – ha ucciso almeno un migliaio di persone. Tuttavia, il virus della Mers sarebbe di gran lunga più mortale del precedente: difatti il tasso di vittime si aggira attorno al 50%, rispetto al 10% della Sars.

L’epidemia in Corea del Sud è scoppiata lo scorso 20 maggio, quando il nuovo ceppo della malattia è stato diagnosticato ad un uomo di 68 anni di ritorno dal Medio Oriente. Nonostante le critiche e le richieste della popolazione, il governo guidato da Park Geun-hye ha mantenuto in questo periodo un atteggiamento di “totale riserbo” sulle identità delle vittime e persino sulla loro posizione geografica. Secondo i critici, in realtà Seoul ha cercato di “insabbiare” l’avanzare della malattia (come fece la Cina durante la crisi della Sars).