27-02-2015

“Il 2014 è stato un anno devastante per coloro che cercavano di difendere i diritti umani e per quanti si sono trovati intrappolati nella sofferenza delle zone di guerra”: comincia con queste parole il rapporto annuale di Amnesty International, pubblicato oggi.

Nello studio sono passati in rassegna abusi e violazioni, sono individuati responsabili e avanzate proposte per il futuro. “I governi a parole sostengono l’importanza di proteggere i civili – questo l’assunto di base dell’ong con sede a Londra – ma i politici di tutto il mondo hanno miseramente fallito nel compito di tutelare coloro che avevano più bisogno d’aiuto”.

Lo dimostrano crisi e conflitti aperti a più latitudini. A partire dalla crisi siriana, conseguenza anche del “fallimento” del Consiglio di sicurezza dell’Onu, corresponsabile di oltre 200.000 vittime, perlopiù civili; o dal conflitto in Iraq, dove il gruppo armato che si autodefinisce Stato islamico si è reso colpevole di “rapimenti, uccisioni sommarie assimilabili a esecuzione e una pulizia etnica di proporzioni enormi”. Diffusi nel rapporto i passaggi dedicati all’eredità del conflitto civile nello Sri Lanka o alla guerra in corso ormai da un anno in Ucraina. Diversi i riferimenti all’offensiva condotta da Israele nella Striscia di Gaza tra luglio e agosto: duemila vittime palestinesi, annota Amnesty, “ancora una volta nella stragrande maggioranza civili”.

Di fallimenti ce ne sono stati anche a sud del Sahara. Se nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan sono continuate le stragi causate da conflitti civili di dimensioni nazionali, in Nigeria si è inasprita la crisi legata a Boko Haram, come evidenziato ad aprile dal rapimento delle oltre 200 liceali di Chibok. Mentre, denuncia Amnesty, “quasi inosservati sono passati gli orrendi crimini commessi dalle forze di sicurezza nigeriane contro persone ritenute appartenere o sostenere” il gruppo islamista.

Centrale nel rapporto anche l’emergenza umanitaria legata al flusso di migranti e rifugiati che, sottolinea l’ong, “continuano a perdere la vita nel Mar Mediterraneo nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee”.

Su un piano politico, infine, Amnesty rilancia una proposta appoggiata da circa 40 governi: “Dotare il Consiglio di sicurezza dell’Onu di un codice di condotta che preveda l’astensione volontaria dal ricorso al veto in situazioni di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità per non bloccare l’azione del Consiglio di sicurezza”.